Strategie

"Operazione Gourmet" nel Fast Food: Gualtiero Marchesi e McDonald's

Gualtiero Marchesi, fra i più conosciuti chef italiani nel mondo, inaugura una collaborazione gastronomica con l’impero McDonald’s e tutto il mondo “eno-gastrofighetto” si ribella. Dal web alla televisione, in moltissimi hanno sparato a zero sul Maestro: l’accusa più gettonata è quella di aver accettato una “inutile” collaborazione con la catena americana di fast food solo per speculare sul proprio nome. Noi ci siamo incuriositi e abbiamo esaminato la vicenda.

Operazione Gourmet: partiamo dal principio.

Gualtiero Marchesi ha deciso di ideare per McDonald’s due panini e un dolce affiancando la multinazionale nello sviluppo e nella messa a punto delle ricette e nella scelta degli ingredienti. Sono nati così, dopo un anno di preparativi, “Adagio”, “Vivace” e “Minuetto”, nomi ispirati dalla grande passione per la musica di Marchesi, e a partire dal 5 ottobre sono disponibili, a rotazione, per tre settimane ciascuno in tutti i punti McDonald’s. La peculiarità di questi panini è data dall’uso di ingredienti non convenzionali per McDonald’s, quali le melanzane e gli spinaci. Un metodo brillante, osserva ironicamente qualcuno, per allontanare i giovani dal fast food: mettere le verdure nel panino.

L’inaspettato incontro tra McDonald’s e il Maestro della cucina italiana è nato invece da una sfida comune: avvicinare due mondi diversi e portare a un pubblico più ampio il cambiamento del gusto affermatosi nell’alta cucina. Che noi lo vogliamo o no, infatti, dobbiamo pur tener conto dei numeri, e McDonald’s serve nel nostro Paese, ogni giorno, oltre 700mila persone (di cui 200.000 giovani) nei suoi 419 punti di ristorazione. Questo vuol dire che se di queste migliaia di consumatori abituali anche solo il 10% si incuriosisse e cominciasse a chiedersi chi sia Marchesi e cosa abbia fatto, a indagare la cucina gourmet, a confrontarla, a mettere il naso nel cosiddetto mondo slow, tutta la ristorazione medio-alta non avrebbe che da beneficiarne. Citando parole usate da un rappresentante dalla ristorazione abruzzese, «le cose belle vanno fatte vedere, ma le cose buone vanno fatte assaggiare».

Operazione Gourmet: il mondo va avanti

Altro discorso sarebbe se avessimo invece a che fare con una critica incondizionata, che nasce ogni volta che c’è McDonald’s di mezzo: in questo caso ci troveremmo di fronte ad un desolante qualunquismo. Forse non tutti sanno che l’80% dei fornitori di McItalia è italiano, e che per ogni lotto di prodotto usato da McDonald’s si può risalire con esattezza a provenienza, allevamento e controlli sanitari del bestiame, che il 100% della carne bovina utilizzata è italiano. Con questo non vogliamo dire che la catena americana rappresenti il Bene assoluto, ma neanche il Male assoluto.

La verità è che il mondo va avanti e il modo di mangiare dei giovani e delle famiglie di oggi è diverso da quello dei giovani e delle famiglie di ieri. Vanno bene la qualità dei prodotti, la riscoperta del prodotto tipico e delle eccellenze agroalimentari, la valorizzazione della filiera corta, ma le famiglie e i giovani, forse oggi un po’ più di ieri, devono far fronte al problema di arrivare alla fine del mese e non possono sempre permettersi di mangiare fuori casa in ristoranti dal livello qualitativamente alto e/o fare la spesa a Eataly o supermercati affini. Guardiamo quindi l’altra faccia della medaglia in un’operazione gourmet nel fast food: avvicinare (magari abituare?) all’alta cucina un pubblico che non è abituato a pensare in grande. 

Daniele Di Vittorio
partner Spinosi Marketing Strategies  

(Riprodotto su concessione di Daniele Di Vittorio - Modiv s.n.c. - Editore di C-Magazine)

 

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